Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito. Può conoscere tutti i dettagli sul nostro adeguamento GDPR e Cookies consultando la nostra privacy policy.
Ok

 
  • Nuovo
zoom_in
keyboard_arrow_left keyboard_arrow_right

Vegetale Gustoso

24,40 €
Tasse incluse

Menù Vegetale Gustoso

Seleziona numero
  • Porzioni
  • 2
  • 4
  • 6
  • 8
Seleziona numero

 

 

 

TORTINO ALLA ZUCCA E FONDUTA

Nutriente e colorata, da secoli la zucca occupa un posto di privilegio sulla collina di Magliano Alfieri, nel cuore del Roero, oltre che nelle province di Cuneo e Asti. L’ortaggio simbolo dell’autunno ha moltissime proprietà antinfiammatorie e antiossidanti, ma anche una rilevanza folcloristica che la rende l’ortaggio delle feste per eccellenza, nonostante Hallowe’en nulla abbia a che vedere con la tradizione piemontese. Intagliata, infatti, diventa l’ornamento che ben conosciamo. La sua polpa è sempre più usata per la skin care naturale e in musica è usata come rudimentale strumento musicale.

Versatile e ricca, sono centinaia le sue varietà. Nella cucina piemontese è tipica quella di Piozzo, comune che ogni anno ne ospita la sagra e che nelle edizioni passate ha premiato le zucche più grandi del territorio.

LO CHEF SEI TU!

Aprite il sacchetto e adagiate il tortino su una teglia foderata con carta da forno. Nel frattempo, riempite una pentola di acqua e mettetela sul fuoco.

Non appena l’acqua raggiunge il bollore, mettere a bagnomaria la fonduta e fatela scaldare dolcemente.

Accendete il forno a 180°. A temperatura ottimale, infornate il tortino per 7/8 minuti.

Impiattate disponendo due cucchiai di fonduta al centro del piatto come base per il tortino, adagiato con l’aiuto di una spatola. Servite caldo.

Abbinamento consigliato:

ROERO ARNEIS D.O.C.G. Brut Millesimato o ROERO ARNEIS D.O.C.G.

AGRODOLCE

L'agrodolce, “Bon aptit” (“buon appetito” in dialetto piemontese), o giardiniera, è un piatto della tradizione recentemente tornato in voga per il suo basso apporto calorico. Ogni estate l'orto fornisce verdure con le tonalità fresche e vivaci di un giardino fiorito che, raccolte a piena maturazione, sono estremamente saporite e profumate: è il momento in cui si preparano le conserve da utilizzare durante l'inverno. L'agrodolce – che deve il suo nome al gradevole accostamento di due dei cinque gusti fondamentali – è il frutto del lavoro di abili mani che raccolgono, puliscono, tagliano e cuociono queste verdure per mantenere, nei mesi freddi, i colori e i sapori dell'estate. La sua preparazione richiede ore di sapiente lavoro. Può essere consumato con l'aggiunta di uova sode, olive e tonno che ne esaltano il sapore e lo rendono un piatto completo e ricco.

LO CHEF SEI TU

Dopo averlo estratto dal frigo e lasciato riposare a temperatura ambiente per 15 minuti, aprite il barattolo, versate il contenuto nei piatti da portata e con l'aiuto di uno stampo e un cucchiaio date una forma armonica al tutto: potete guarnite con 2 uova sode e 40 g di tonno in olio di oliva sgocciolato. Mettete a cuocere le uova in 1 l di acqua fredda non salata, in un pentolino (altezza 15 cm, diametro 10 cm); quando prenderanno il bollore, lasciate cuocere per 10 minuti. Quindi lasciatele raffreddare sotto acqua corrente fredda per 1-2 minuti, eliminate il guscio e tritate finemente, aggiungendo quindi all'agrodolce. Aggiungete infine 40 g di tonno, dopo averlo scolato dal suo olio.

RAVIOLI DEL PLIN DI MALGA

La tradizione in cucina spesso nasce dall’inventiva e dalla necessità che mutano in virtù. È ciò che è successo ai ravioli al “plin” (letteralmente “pizzicotto”) in Piemonte.

Un tempo, la chiusura dei lembi di pasta con la pressione dei polpastrelli serviva a sigillare un ripieno di carni miste, avanzate precedentemente, per evitare sprechi. La tradizione è rimasta, per quello che è diventato oggi un prodotto di assoluta eccellenza.

Questa ricetta sale un po’ di quota, arrivando alla “malga”, il pascolo tipico delle Alpi dove vengono condotti i bovini durante le estati piemontesi. All’interno della pasta - realizzata con uova fresche e grano locale - troviamo così tome d’alpeggio e fontina.

In epoche più remote, si soleva servire i plin “al tovagliolo”, senza alcun condimento, magari accompagnati da una tazza di brodo caldo.

COSA MI SERVE

Mettete in una pentola capiente (altezza minima 20 cm, diametro 25 cm) 2 litri di acqua e 30 g di sale grosso, ponete sul fuoco e portate a ebollizione.

Nell’attesa, sciogliete in una padella (diametro 25 cm) 50 g di burro con 20 ml di acqua.

Quando l’acqua della pentola bolle vivacemente, tuffatevi i ravioli del plin e, appena l’acqua riprende a bollire, calcolate 2 minuti di cottura dal momento in cui il bollore ricomincerà, quindi scolateli con l’aiuto della schiumarola e poneteli nella padella insieme alla salsa di burro.

Fate saltare in padella (diametro 25 cm) per 1-2 minuti con la crema di burro ottenuta.

Servite quindi i plin con l’aiuto di un cucchiaio, disponendoli in un piatto fondo.

Eventualmente aggiungete una grattata di parmigiano o lamellate il Tartufo bianco d’Alba fresco a piacere.

Consumare previa cottura - tempo di cottura 1-2 minuti

TORTA DI NOCCIOLE CON LO ZABAJONE

Nelle dolci colline delle Langhe, salendo di quota, i vigneti lasciano il posto alla Nocciola del Piemonte IGP (tradizionalmente nota come “Tonda Gentile delle Langhe”, fra le migliori al mondo per sapore e qualità organolettiche). Con uova, burro e zucchero è l'ingrediente principale della nostra torta, tipica delle stagioni autunnali e invernali: friabile e asciutta, viene valorizzata al meglio se accompagnata dal nostro zabajone, oltre che da un buon bicchiere di Moscato d'Asti. La ricetta dello zabajone risalirebbe al XVI secolo, quando – secondo la leggenda – lo spagnolo Fra Pasquale de Baylon, in un convento di frati francescani a Torino, per primo consigliò alle donne sabaude questa dolce crema a base di zucchero, uova e Marsala come rimedio per restituire vigore ai mariti pigri. Nel 1722, in suo onore, la dolce crema dalle miracolose proprietà energizzanti e afrodisiache venne battezzata Crema di San Baylon, quindi “Sanbayon”, che dà il nome all'odierno zabajone.

LO CHEF SEI TU!

Aprite la confezione della torta, togliete l'involucro trasparente e il vassoio di cartoncino, appoggiate su un vassoio d'acciaio (diametro 30 cm), quindi scaldate leggermente in forno per 10 minuti (ventilato a 80 gradi). Tagliate dunque la torta a piacere (a spicchi o a quadretti) e servite accompagnandola con lo zabajone. Lo zabajone può essere servito a temperatura ambiente, direttamente dal barattolo, o leggermente scaldato. In quest'ultimo caso, travasatene il contenuto in un pentolino (altezza 10 cm, diametro 20 cm), che andrete a immergere in una padella (altezza 10 cm, diametro 30 cm) contenente 1 l di acqua portata a temperatura di ebollizione per scaldare a bagnomaria per 1-2 minuti.